Pubblicato da: jacopoberta su: aprile 10, 2009
Corradino D’Ascanio, l’ingegnere che per primo ne1 1930 ha fatto volare un elicottero di sua ideazione, non è noto a molti, ma grazie ad una delle sue trovate gran parte degli italiani devono sentirsi in debito col suo genio: alla fine della grande guerra la Piaggio delegò all’ingegnere l’onere di ideare un motociclo a basso costo accessibile a tutti.
Fu così che nacque il primo prototipo della mitica Vespa che a 50 anni dal primo esemplare divenne lo scooter più famoso al mondo con 16 milioni di esemplari prodotti in 130 modelli diversi fino al 2005.
Negli ultimi anni, inoltre, migliaia e migliaia di club sono nati in onore del motociclo, portando la Vespa a non essere più un semplice mezzo di trasporto, bensì una vera e propria filosofia di vita.
Dal momento che personalmente sono un accanito sostenitore della filosofia vespistica nonchè possessore di due Vespe piaggio cadute oramai in disuso, colgo l’occasione di rendervi partecipi dei miei ricordi, già esposti nel mio blog liceale, legati al rivoluzionario scooter:
però, quante ne ho passate con la mia vespa…quando partivo da casa, che prima di tutto bisognava tirare l’aria, chè il motore era freddo; poi una pedalata secca e magicamente lo scoppiettio della benzina dentro il cilindro cominciava a sentirsi e una nuvola di fumo bianco faceva scomparire le pareti del garage; una bella sgasata per riscaldare il motore, allacciare il casco, acchiappare il manubrio e far saltare il cavalletto, e poi via su per la collina;e vai piano che fa freddo e ci sono i tornanti che fanno paura…che goduria il vento fresco sulla faccia e l’asfalto che sfreccia veloce sotto i piedi.e poi a Torino a bere e a ballare per dimenticare quell’interminabile, ma pur sempre speciale, tragitto che ti porta ad un rapporto di amore-odio con la vespa…e poi il ritorno…mamma miaun’epopea…ogni volta, ogni santissima volta, alle 4 di notte se eri a Torino ed eri fortunato, potevi scorgere un ragazzo per le strade del centro che spinge una vespa cercando, invano, di metterla in moto…eh sìogni volta, ogni maledetta volta saltavo in sella, tiravo l’aria chè il motore era freddo, una pedalata secca eh.. niente…vabbè si riprova…seconda pedalata…ancora niente…sudore freddo…slaccio il cascoterza, quarta, quinta, pedalata… dal faro della vespa spunta l’usuale bagliore, ma si spegne subito…rasegnazione e frustrazione
si tira giù la vespa dal cavalletto e la si spinge per 10 metri, poi si mette la seconda e si spera che il motore riesca a mettersi in moto…ecco…ora!!!quando finalmente il motociclo riusciva a partire, cominciava il viaggio a ritroso verso la mia dimora:
mamma mia…per le curve della collina con un tasso alcoolico del sangue che non ti permette di distinguere la rava dalla fava, con uno strano sorriso sulle labbra, la soddisfazione di esser riuscito finalmente ad accendere il motociclo,con un faretto che ti permette di vedere giusto quello che sta accadendo nei paraggi dell’avantreno, mi sentivo finalmente realizzato…